Mario Sironi
(Sassari, 1885 - Milano, 1961). La sua famiglia si trasferisce a Roma quando egli ha
appena un anno. Dopo la morte del padre ingegnere, inizia a disegnare e nel contempo studia ingegneria
ma, a causa di disturbi psicologici e neurologici (è di carattere saturnino e predisposto alla depressione)
abbandona gli studi per dedicarsi soltanto alla pittura. Frequenta la Scuola Libera del Nudo, dove
stringe amicizia con Boccioni, Severini e il loro maestro Balla. Alla fine del 1913 aderisce al Futurismo.
Nel 1915 si arruola con i Futuristi nel Battaglione Volontari Ciclisti e Automobilisti. Dopo la prima personale
alla Casa d'Arte Bragaglia a Roma, nel 1919, inizia la serie delle Periferie, il filone più personale e
lirico del suo lavoro. Entra a far parte del gruppo di "Novecento". Nel 1933 viene eletto membro del
Direttorio della Triennale per le opere murali e firma insieme a Campigli, Carrà e Funi il Manifesto della
Pittura Murale. Realizza l'affresco nell'Aula Magna dell'Università "La Sapienza" e, subito dopo, il mosaico
L'Italia corporativa o Italia fascista - ora nel Palazzo dell'Informazione a Milano. Nel dopoguerra vive e
lavora appartato a Milano, dove muore nell'indifferenza generale di una città deserta per la calura estiva.
Casa con albero
1930, tempera, cm 57 x 57 (INEDITO)
Composizione
1937, tempera, cm. 34 x 49 (INEDITO)
Paese e montagna
1956, olio su tela
Donna con velo
1956, olio su tela, cm 60 x 50