Giorgio De Chirico
(Volos, Grecia, 1888 - Roma 1978). Dopo le classi di pittura al Politecnico
di Atene e la morte del padre nel 1905, si trasferisce con la madre e il fratello Andrea nel 1906 a Monaco,
frequentando l'Accademia. Nel 1908 elabora le basi di una nuova estetica estesa a musica, poesia e pittura,
che gli fa intuire una pittura dai contenuti profondamente simbolici. Tra il 1908 e il 1909 inizia a
ispirarsi ai maestri del Simbolismo tedesco, Böcklin e Klinger. Nel 1911 Espone al Salon d'Automne e
viene notato dalla critica. Prediletto da Apollinaire e apprezzato da Picasso, è considerato il fenomeno
più nuovo tra le giovani avanguardie e il meno influenzato dalle scuole francesi. Nel 1914 firma un contratto
con Paul Guillaume e riscuote grande successo al Salon des Indépendants. Nascono i primi Manichini.
Nel 1915 è arruolato col fratello nelle riserve di fanteria a Ferrara. Grazie alla rivista "Valori Plastici" di
Mario Broglio, i suoi quadri metafisici vengono conosciuti in tutta Europa. Nel generale ritorno alla tradizione
del 1920-24, intensifica l'attività di scrittore, di teorico e di critico. Partecipa alla fondazione del
Surrealismo di Breton, scontrandosi però più tardi con lui e con gli altri surrealisti. Nel 1925 si trasferisce
a Parigi, dove resta fino al '39, a parte una parentesi newyorkese. Inizia in questi anni il suo periodo
"barocco", ispirato ai pittori veneziani del '500 e a Rubens, Délacroix, Ingres. Nel 1944 torna a Roma,
dove nel 1947 si stabilisce nella nota casa in Piazza di Spagna, dal 1986 sede della Fondazione Giorgio
e Isa de Chirico. Nel 1943 Peggy Guggenheim organizza una grande mostra sulla sua Metafisica, ormai
richiesta da tutti i musei. Tra le sue ultime esposizioni, quella al Palazzo Reale di Milano, trasferita poi
ad Hannover, e al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, nel 1970. Nel 1975, in seguito alla nomina ad
Accademico di Francia del 1974, è allestita l'antologica al Musée Marmottan di Parigi. Muore a Roma
nel 1978.
Melanconia dell'uomo politico
(1938), olio su tela, cm 65,5 x 81,5
Le due cognate
1971, matita, acquerello e tempera su cartoncino, cm 36,5 x 25,6